Il mio primissimo computer

Questa storia inizia con il ritrovamento, in un vecchio scaffale polveroso del garage, di un manuale con la copertina bianca e blu, il manuale del primo vero personal computer della storia, il Commodore 64. “Siete ora l’orgoglioso proprietario del COMMODORE 64, per cui vi facciamo le nostre più vive congratulazioni per aver acquistato uno dei migliori computer del mondo.” La prima volta che ho letto questa frase mi sono veramente emozionato! Ero finalmente diventato il proprietario del gingillo tecnologico più sognato dai patiti di tecnologia!

I ricordi si perdono nel tempo ma una volta appropriatomi del libretto, l’avrò sfogliato avidamente e sarò sicuramente saltato ai capitoli più interessanti: “Inizio della programmazione BASIC”, “Comandi avanzati per colori e grafici”, “Creazione della musica con il Commodore 64”. Dopo averlo letto, mi sarò forse affrettato a caricare il gioco del momento, seguendo le istruzioni di qualche amico più pratico di me nell’utilizzo di questa nuova tecnologia, e fiondato a giocare dimenticando il resto del mondo.

Quel gioiello mi ha accompagnato in tanti pomeriggi, la sua tastiera grigia con tasti neri giaceva in fondo al cassetto della mia scrivania, sotto quaderni, libri e squadrette, pronta a essere tirata fuori con la chiusura dell’ultimo compito scolastico. La comparsa del cursore lampeggiante e della parola magica “Ready” nella schermata blu bordata di azzurro (colori solo immaginati, visto che avevo una vecchia TV in bianco e nero) era per me il portale verso mondi nuovi e straordinari. È iniziato tutto lì.

Come per tanti altri della mia generazione, la tecnologia entrò nella mia vita con il personal computer e travolse i sogni fatti fino allora.

Un dato infatti è certo: l’informatica, applicata ai diversi ambiti del sapere, ha rivoluzionato le nostre vite, le abitudini, i tempi, la quotidianità sono cambiati. E il fattore più sconvolgente è rappresentato dalla rapidità con cui la tecnologia ha progredito. Una trasformazione che ho vissuto direttamente e che ho potuto apprezzare e osservare da un punto di vista privilegiato.

Così, mentre sugli scaffali i tomi dell’enciclopedia diventavano sempre più polverosi, parole come computer, Internet, Web, e-mail, Wikipedia, , chat, touch, facetime, social network sono entrati nel linguaggio comune. Mi sono ritrovato a dover raccontare ai miei figli cosa fosse un gettone telefonico, un rullino fotografico, un mangianastri. Parlando con loro, che maneggiano l’Ipad con innata disinvoltura, mi sono reso conto di quanto le tecnologie degli anni Ottanta e Novanta, che tanto mi avevano stupefatto, siano diventate obsolete nell’arco di un decennio.

Nel mondo che proprio la tecnologia ha reso “globale”, è come se il tempo fosse diventato “veloce”: si fa quasi tutto in tempo reale, da una lettera a un pagamento, da una prenotazione a un chek –in. I vantaggi sono indubbiamente innumerevoli, in ogni campo, dalla medicina alle telecomunicazioni, dai trasporti alla sicurezza, alla qualità della vita in generale.

La “legge di Moore”, che ipotizzò nel lontano 1965 la duplicazione del numero di transistor montati sui chip, si è verificata per decenni. Questa moltiplicazione del potere di calcolo ha consentito una crescita esponenziale delle applicazioni della tecnologia, che si è rivelata capace di affrontare problemi sempre più complessi, dalla gestione del traffico attraverso semafori intelligenti che rispondono in tempo reale alle condizioni di viabilità, alla lotta contro le malattie del nostro tempo. Per esempio, è stata automatizzata la ricerca di composti chimici potenzialmente interessanti per sviluppare nuovi farmaci e sono stati realizzati macchinari in grado di eseguire diagnosi e screening anatomici sempre più mirati e precisi. Stanno già apparendo robot che ci aiutano a tenerci in forma, che mantengono in allenamento la memoria degli anziani, o che fungono da efficace strumento per valorizzare le capacità residue dei disabili o per sopperire a delle loro “mancanze”.

Presto verrà il giorno in cui la domanda non sarà più quale siano le potenzialità della tecnologia, ma come possiamo ancora immaginare di usarla.

 

Aldo Fucito Written by: