Genitori 2.0 Una giornata tipo

La sveglia suona inesorabile alle 7.00 di mattina, i minuti sono contati come in un famoso film di Fantozzi, un piccolo imprevisto e il rischio di perdere il treno diventa realtà.

Io e mia moglie lavoriamo a NTT DATA ormai da anni, siamo lavoratori, e genitori, pendolari, poiché abitiamo in un piccolo paese in provincia di Bergamo. La mattina tutto è programmato minuto per minuto: occorre svegliare le bambine, vestirle in tutta fretta, portarle dalla babysitter e correre in stazione sperando di trovare subito un parcheggio. Di fondamentale importanza è anche l’APP per il controllo dei minuti di ritardo del treno, che fornisce informazioni ancor più attendibili di quelle diffuse dagli annunci in stazione. Ormai le APP, su tablet e smartphone, sono una parte integrante della nostra vita, sia personale che lavorativa: il mio lavoro consiste infatti nel testare le app di un’importante multinazionale della telefonia.

Eccoci finalmente sul treno, un po’ provati ma fiduciosi che la giornata non possa che migliorare.

A parte le solite chiacchere con gli amici pendolari, guardandomi intorno nel vagone, mi accorgo che la tecnologia “la fa da padrona” durante questi tragitti. C’è chi legge un e-book, chi aggiorna il proprio profilo Facebook dal tablet, chi ascolta musica sul lettore MP3 o direttamente  sullo smartphone e chi, come me, preferisce collegarsi a WhatsApp per iniziare a chattare coi colleghi disseminati su altri mezzi di trasporto. La chat diventa così, spesso, un gradito strumento per fare il punto sulle questioni lavorative in corso, soprattutto per noi genitori occupatissimi anche a casa. Ci si aggiorna sullo stato di un progetto, sui problemi che sono emersi nelle ultime ore e su come siano stati risolti. Insomma, si lavora dal treno recuperando tempo prezioso!

“Che lavoro fai babbo?” mi chiede spesso la mia bambina di 6 anni. Il mio ruolo è quello di tester all’interno di un team di Quality Assurance. Per spiegare semplicemente a mia figlia il mio ruolo, prendo in mano il mio tablet e le dico: “Vedi, in questo tablet ci sono tante applicazioni, tanti giochi, babbo verifica che una di queste funzioni bene, che non contenga errori e che le persone siano contente dopo che l’hanno utilizzata”. Ho sempre avuto il dubbio che questa spiegazione le fosse poco chiara, ma un giorno ho sentito mia figlia spiegare a una sua amichetta che era suo papà a far funzionare i giochi del tablet. Diciamo che ha capito al 50%, mi sembra già un bel successo.

Posso dire con soddisfazione che in questa mia ultradecennale esperienza come tester abbiamo veramente contribuito “a fare funzionare le cose”. Sono innumerevoli i problemi che abbiamo risolto migliorando la soddisfazione del cliente, cui forniamo quotidianamente un servizio ad alto valore aggiunto. Siamo un gruppo che “risolve i problemi”, come direbbe il signor Wolf di Pulp Fiction.

Dopo la giornata lavorativa anche il ritorno a casa è scandito da scadenze improrogabili, come nei miglior business plan: recuperare le bambine, preparare la cena, accertarsi che i compiti siano stati completati, intrattenerle con i giochi più fantasiosi perché, viste le tante ore di lontananza dai genitori, la “mammite” e la “babbite” sono due malattie sempre in agguato. E così anche la giornata, stancante, lunga, complessa, ma anche bella, divertente e soddisfacente, volge al termine e non ci resta che poco tempo per guardare un po’ di TV.

Mentre mia moglie guarda una trasmissione registrata sul decoder, io mi collego a un servizio di Video On Demand per seguire le ultime notizie sportive e ringrazio mentalmente i miei colleghi e amici di lavoro che contribuiscono al buon funzionamento di questo servizio.

E’ proprio vero che i nostri team risolvono i problemi meglio del Signor Wolf.

 

Gianni Martinelli Written by: