Biometria: mettiamoci la faccia

Non dimenticherò mai quando anni fa alla festa natalizia dell’asilo mi chiesero di travestirmi da Babbo Natale. Mi procurai una bella barba bianca e un bellissimo cappellino rosso. Mentre tutti gli altri bimbi mi salutavano con il rispetto e la simpatia che si porta a un vero Babbo Natale, mio figlio mi disse: “Ciao papà, si capisce che sei tu”. Ebbene sì, il mio travestimento non era riuscito, i lineamenti del mio volto, occhi, naso, curva della fronte avevano svelato la mia identità.

Le cronache recenti ci parlano anch’esse del travestimento di un terrorista in Francia che cercava di camuffarsi con occhiali e parrucca, per non essere riconosciuto e poter sfuggire ai controlli della polizia.

L’applicazione della biometria al riconoscimento facciale permette di determinare l’identità di una persona, come l’esame delle impronte digitali, del DNA, della voce, dell’iride, della retina, del sistema venoso, etc. e può essere utilizzata anche qualora una persona non fosse collaborativa. È questo un soggetto molto affascinante che sono sicuro rivoluzionerà le nostre vite.

Immaginiamo di fare un viaggio: entrati in auto, grazie alla biometria, siamo riconosciuti e salutati dal sistema di “infotainment” (informazione e intrattenimento) che esegue in automatico una serie di regolazioni per adattare il veicolo a noi, dalla posizione dei sedili e degli specchietti alla sintonia della radio. Questo è oggi già possibile impostando il proprio profilo utente, ma in un futuro non lontano l’automobile potrebbe anche proporci generi musicali diversi a seconda delle emozioni rilevate sul nostro volto.

Altre applicazioni della biometria potrebbero essere il conteggio automatico e l’identificazione dei passeggeri, operazioni che si rendono necessarie dopo ogni sosta di un bus granturismo. Possiamo poi immaginare di salire su una nave da crociera e trovare subito le nostre foto sullo stand del fotografo, senza la fatica di cercare la nostra faccia tra mille, o di accedere al nostro “software environment” su un computer che non è nostro, semplicemente sedendoci davanti allo schermo e trovarlo così già configurato il desktop con i nostri programmi. Tutto ciò non richiederà l’inserimento di alcuna password, ma solo di mostrare il volto.

Immaginiamo di ricevere videomessaggi automatici quando ci avviciniamo ad un sistema multimediale in posta, o informazioni sul nostro treno quando entriamo in stazione. Un giorno non lontano tutte le pubblicità che incontreremo nei luoghi pubblici ci presenteranno prodotti interessanti, poiché saranno selezionate in base al nostro profilo consumatore: abbonamenti scontati allo stadio se saremo riconosciuti come “adulti”, promozioni sui viaggi nel caso di una coppia giovane, oppure pubblicità di giocattoli se siamo bambini. Tutto ciò non necessiterà di alcuna configurazione né azione da parte dell’utente, perché sarà legato alla biometria.

Immaginiamo, ad esempio, di arrivare a casa e che il cancello si apra automaticamente, solo per noi e per nessun altro, che la TV si accenda sul nostro canale preferito quando entriamo in salotto.

Immaginiamo di aver potuto riconoscere automaticamente, grazie a una biometria performante, i terroristi responsabili della strage di Parigi, anche se camuffati per passare inosservati, e di averli fermati prima che potessero raggiungere i propri obiettivi.

Tutto questo è già possibile grazie al Riconoscimento Facciale Biometrico, ma la tecnologia va diffusa in maniera capillare e applicata sistematicamente in tutti i campi della sicurezza.

 

Ettore Agrati Written by: