Hackathon, 24 ore per inventare e sognare

Sapete tutti cos’è un Hackathon? La parola deriva dalla fusione di due termini inglesi, “hacker” e “marathon”, si tratta quindi di una  “maratona di esperti informatici”, una vera e propria competizione tra team di hacker riuniti per individuare e proporre soluzioni a problematiche interessanti per il mercato.

Provate a immaginare dunque decine di teste suddivise in diversi team e riunite nella stessa stanza per cercare, tra uno spuntino di fortuna e l’altro, di trovare brillanti soluzioni a problemi attuali.

Quando ricevetti l’email che annunciava la seconda edizione del Global Hackathon organizzata dalla multinazionale per cui lavoro, ero già pronto a partecipare ancora prima che l’edizione avesse inizio: l’anno scorso la mia squadra si guadagnò una “menzione speciale” internazionale. Fu una bella esperienza, positiva, molto divertente, dove tutti imparammo cose nuove e approfondimmo le relazioni con colleghi di cui, fino ad allora, conoscevamo solo il nome.

Occasioni come questa sono da sfruttare al massimo, perché consentono di estrarsi per un attimo dalla frenesia della vita aziendale.

Per coinvolgere il maggior numero di persone, ci siamo lanciati in una vera e propria campagna di recruiting tra i corridoi della sede di Cosenza con telefonate e stand-up meeting: Matteo, Francesco e Alessandro, gli altri reduci dal primo Global Hackathon erano già della partita. A seguire abbiamo convinto anche Maurizio, Domenico, Emanuel e Giorgio.

C’è stato anche qualche “Mi piacerebbe, ma di sabato non posso” e pure qualche “Di sabato? Ma tu si pazzu!” (in dialetto cosentino, rende di più…).

In cuor mio già pregustavo la vittoria, avevamo composto un “dream team” con il quale ero convinto avremmo realizzato in 24 ore l’innovazione del secolo. Purtroppo il limite di 4 persone per squadra ha rimescolato le carte.

Un po’ come quando si gioca a calcetto da bambini, abbiamo cercato di “equilibrare” le competenze, le attitudini, abbiamo fatto un po’ di  “calciomercato”, un occhio ad eventuali problemi di spogliatoio… e via, ecco pronti i due team per il Global Hackathon 2016: Marco, Matteo, Alessandro ed Emanuel da una parte, Francesco, Maurizio, Domenico e Giorgio dall’altra!

In un attimo il clima amichevole si è trasformato in “guerra fredda”: sulle idee da presentare massimo segreto, attenzione alle spie nemiche. Ha anche preso il via un giro di scommesse clandestine in sede su quale delle due squadre alla fine avrebbe prevalso e si è aggiunto un pegno notevole, chi arriverà basso in classifica pagerà una cena!

Insomma la sfida è partita su tre livelli: livello 1 in sede tra le due squadre della sede di Cosenza; livello 2  in Italia con le 8 squadre complessive divise tra Milano, Roma, Treviso e Pisa e, infine, livello 3 nel mondo, 83 team da 6 diverse “global regions”.

Arriva il grande giorno, venerdì 11, fino alle 18:00 si lavora come al solito, poi vediamo Gianpiero Meazza collegato da Milano che da il via alla gara!

Ed ecco che le due squadre escono allo scoperto: mentre io spiego in diretta streaming che si vuole realizzare un sistema di monitoraggio e gestione d’impianti idrici, gli altri partecipanti estraggono tubi e attrezzatura da idraulico, schede Arduino e sensori e uno di noi inizia a scrivere il codice.

L’altra squadra racconta la sua idea di realizzare un sistema di prevenzione per la sicurezza stradale, seguono proposte niente male, siamo tutti molto agguerriti e desiderosi di arrivare primi!

Non tardano ad arrivare le dieci di sera: fuori è buio pesto, la sede è ormai vuota, piove, la forma di vita più prossima dista tre chilometri e la stanchezza e la fame cominciano a farsi sentire. Il tempo di verificare che anche gli altri siano affamati come me, ed ecco 8 belle pizze fumanti sulle scrivanie.

È quasi l’una ormai, forse è meglio ricaricare le pile, domani mattina saremo freschissimi. Cornetti e qualche Zeppola di San Giuseppe e ripartiamo.

Il prototipo della mia squadra è pronto, un piccolo secchio pieno di acqua colorata per simulare l’acquedotto con dentro una pompa che fa girare l’acqua in un sistema di tubature in miniatura, disseminato di flussometri finalizzati a misurare quanta acqua passa in ogni punto e a comunicare il dato ad un sistema centralizzato di elaborazione. Qualche piccola taratura, pinze, colla, forbici, saldatore: l’ultima versione del prototipo è pronta!

Rimangono pochissime ore, ogni partecipante si concentra sul proprio compito per completare il prototipo entro le 24 ore stabilite come tempo limite. Bisogna concentrarsi su questo e, soprattutto, sul pitch e sulla presentazione da esporre la giuria della Hackathon. Ce la dobbiamo fare, non voglio perdere la scommessa e pagare la cena!

Il pomeriggio vola, le borse sempre più grandi sotto gli occhi mostrano tutta la stanchezza dei partecipanti, consegna prevista per le 18:00! Sfruttiamo fino all’ultimo secondo: ultimi ritocchi, foto di gruppo, video della demo e rilasciamo tutto seguendo le istruzioni!

Ce l’abbiamo fatta! Entrambe le squadre hanno realizzato quanto avevano previsto e sono soddisfatte, si sentono in corsa per la vittoria finale!

Come al solito ciascuno dei presenti ha imparato qualcosa di nuovo dal punto di vista tecnologico o una buona prassi nella preparazione di pitch e presentazioni. Abbiamo apprezzato le reciproche abilità individuali, scovato punti deboli e siamo migliorati nella capacità di fare squadra e collaborare anche con la competizione.

Abbiamo inoltre scoperto competenze di altri colleghi in giro per l’Italia e per il mondo, spunti che torneranno utili per nostre “future imprese” e per eventuali collaborazioni. Abbiamo creato un “fermento”, che è continuato anche nei giorni successivi, quando le nostre idee sono finite su IDEAhub e tutti ne hanno potuto prendere visione.

Allo stesso tempo abbiamo riso, ci siamo presi in giro, abbiamo passato 24 ore insieme, come amici prima che come colleghi.

Insomma, ci siamo divertiti e alla fine abbiamo pure vinto! La mia squadra prima e gli altri terzi, qualcuno pagherà la cena, non io.

Marco Iusi Written by: