Per una nuova alfabetizzazione, quella digitale

Secondo una definizione ampiamente condivisa, formulata dall’UNESCO, “una persona può ritenersi alfabetizzata quando acquisisce le conoscenze e le competenze essenziali cosicché possa operare pienamente nel suo gruppo e nella sua comunità”.

In questa accezione, dunque, l’alfabetizzazione non è un concetto assoluto ma relativo, dipendente dalle variabili spazio e tempo: in un passato nemmeno così lontano, per esempio, addirittura l’abilità di leggere e scrivere era una cosa per pochi e si poteva vivere dignitosamente anche senza saperlo fare.

Oggi non sarebbe possibile vivere nella quotidianità, trovare lavoro, senza saper leggere e scrivere o senza avere un’infarinatura delle “materie di base” della scuola dell’obbligo.

Aggiornare e far evolvere opportunamente questo “insieme minimale” è fondamentale e vi è ormai piena consapevolezza di quanto sia importante affiancare a queste competenze quelle digitali.

Qualche anno fa, in occasione della Computer Science Education Week 2013, divenne virale un discorso del Presidente Obama che si rivolgeva agli studenti americani con queste parole: «Non comprate soltanto un altro videogioco: fatene uno! Non solo scaricate l’ultima app: progettatene una nuova! Non usate semplicemente il vostro telefono: programmatelo!».

Sono in molti a pensare oggi che “parlare il linguaggio dei computer” sia importante per tutti, non solo per noi professionisti del settore: «Che tu sia un giovane uomo o una giovane donna, che tu viva in città o in campagna: il computer diventerà buona parte del tuo futuro. Studiare la scienza del computer e avere quelle competenze non è importante solo per il tuo futuro, è importante per il futuro della nazione».

Anche in Europa c’è molto fermento a riguardo. Non tutti forse conoscono l’esistenza del Digital Champion, una carica istituita dall’Unione Europea nel 2012 che distingue un ambasciatore dell’innovazione per Paese con lo scopo di rendere sempre più “digitali” i suoi cittadini.

Il Digital Champion italiano in carica, nel 2015, decise di farsi supportare da una rete capillare sul territorio, un esercito di volontari che, in tutti i Comuni d’Italia, verificassero lo stato di avanzamento della digitalizzazione, in particolare nella Pubblica Amministrazione, mettendo in campo azioni di alfabetizzazione digitale. Anche io fui invitato a far parte di questa squadra, rivestendo un ruolo di sensibilizzatore e di divulgatore dell’innovazione digitale, ma anche di facilitatore per i meno esperti di questo salto verso nuove tecnologie.

Il concetto di alfabetizzazione è strettamente legato a quello di inclusione e l’analfabeta digitale rischia di rimanere escluso sia dalla società sia dal mondo del lavoro. È dunque necessaria un’opera di accompagnamento alla transizione in atto. Partire dai giovanissimi, futura forza lavoro e classe dirigente, sarebbe la mossa vincente.

Questa rivoluzione culturale, deve perciò cominciare dai bambini, dalle scuole, ma estendersi a tutti. È con questo spirito che, lo scorso anno, mi sono lasciato coinvolgere nell’organizzazione della Europe Code week, letteralmente “Settimana europea del codice”. Si tratta di un’iniziativa che la Commissione Europea promuove annualmente per favorire l’organizzazione di eventi e di opportunità di apprendimento informali e intuitive che avvicinino giovani e giovanissimi al pensiero computazionale e al problem solving, ma anche d’iniziative sui temi dell’alfabetizzazione digitale, con particolare attenzione alle fasce deboli e, statisticamente, più soggette ad esclusione, quali le donne, gli anziani, i disabili.

Alla base di tutto vi è la consapevolezza che la tecnologia pervade la nostra vita e che molti degli oggetti che ci circondano ormai contengono microprocessori che prendono vita e diventano “smart” nel momento stesso in cui vengono programmati. Si può dire senza il timore di sbagliare che siamo passati dal concetto di “Internet of things” a quello di “Internet of everything” però mentre il numero di oggetti connessi cresce in maniera esponenziale, non si può dire lo stesso del numero di persone in grado di gestirli.

La capacità di programmare sta diventando una materia sempre più trasversale e quanto mai necessaria per chi è nato in questo millennio. Per essere culturalmente preparato a qualunque lavoro è indispensabile una comprensione dei concetti di base dell’informatica, al pari di una lingua straniera, esattamente com’è per la matematica, la fisica, la biologia e la chimica. Non a caso si parla ormai con sempre più insistenza della possibilità di inserire l’insegnamento del coding sin dalle scuole elementari.

Altrettanto necessaria è un’opera di orientamento circa le competenze richieste dal mondo del lavoro: mentre milioni di giovani vivono il dramma della disoccupazione, c’è una grande carenza di programmatori in forte contrasto con la crescente domanda di queste figure professionali.

Si sta dunque lavorando e investendo sul futuro, ma noi che siamo protagonisti di un mondo sempre più tecnologico dobbiamo fare la nostra parte per guidare questo processo di cambiamento. L’analfabetismo digitale si combatte con piccole azioni di contaminazione che bisogna mettere in campo ogni giorno, educando anche a un uso corretto e consapevole dei social network, del web in senso lato o degli smartphone e delle nuove tecnologie emergenti.

NTT DATA si pone come “Global IT Innovator”, siamo dunque innovatori nel mondo dell’IT e un vero “innovatore” si pone in una dimensione etica ancor prima che tecnologica: è colui che si propone di cambiare e migliorare lo stato di cose!

Ecco perché è fondamentale trasmettere la passione che mettiamo ogni giorno del nostro lavoro: vogliamo essere contagiosi nei confronti di quella maggioranza che di tecnologia non vive ma che con la tecnologia convive e conviverà. Il digitale può e deve essere percepito come un elemento migliorativo della qualità della vita di ciascun cittadino.

Marco Iusi Written by: