Una donna project manager e il volontariato tinto di azzurro

Una mattina stavo salendo in macchina quando squilla il cellulare, leggo il nome sul display e vedo che a chiamarmi è la mia amica-medico: “Ciao Giusi, sto pensando di dar vita a un’associazione culturale per la promozione della crescita personale e sociale delle donne: ti andrebbe di farne parte?”.

È così che è avvenuto il mio incontro con il volontariato, un mondo che da sempre aveva esercitato su di me una forte attrazione, ma che avevo tenuto sempre a debita distanza a causa del poco tempo libero che mi resta dopo il lavoro, la famiglia, il mio cane e gli altri impegni.

In Essere Donna non si parla di tecnologia e processi, di staffing, di risorse critiche, di progetti, di priorità e di complessità. O forse sì, si parla di queste stesse cose ma con un linguaggio che era per me assolutamente nuovo, ma che ero pronta ad imparare, rimettendomi in gioco e sacrificando il poco tempo libero del quale disponevo!

Il team era composto da donne con competenze e professionalità eterogenee, dall’ambito socio-psicologico e pedagogico-formativo a quello medico, e ognuna di noi apportava la propria competenza ed abilità. Io, ça va sans dire, mi sono messa “alle tastiere” e così sono riuscita a ritagliarmi il mio ruolo mentre le prime, timide associate sono arrivate con nostra grande gioia.

Nel corso del tempo abbiamo portato avanti tanti progetti su diverse tematiche, ma di uno conservo un ricordo speciale: il corso di informatica per le donne del territorio che volevano acquisire padronanza delle più diffuse tecnologie.

L’idea del corso mi era venuta osservando il rispetto ossequioso con il quale le mie socie si avvicinavano al computer: quello che per me era uno strumento di lavoro che mi consentiva di velocizzare le attività, di esporre dei contenuti in modo intelligibile anche per i non addetti ai lavori, di comunicare con colleghi, amici e conoscenti, per loro rappresentava invece un ostacolo, un problema da evitare. Mi resi conto che quelle che per me erano abilità scontate, fuori dalle aziende non lo erano affatto.

Mi lanciai perciò nella preparazione del corso, l’agenda era fitta: dall’apprendimento delle funzionalità di base di un PC, all’effettuazione di operazioni elementari per creare, formattare e rifinire un documento di testo, per introdurre immagini, per gestirne la stampa, etc. Non poteva mancare, poi, qualche nozione sulla terminologia basica dell’informatica e sull’uso di Internet, indispensabile strumento di lavoro, di supporto nello studio e mezzo ideale per coltivare hobby e per gestire contatti con l’esterno.

Andavano poi gestiti gli aspetti organizzativi, i contatti con le varie scuole del territorio per avere a disposizione un’aula informatica, con il Comune per ottenere il patrocinio e alcune sovvenzioni, con il tipografo per le locandine.

Avevamo un tavolo che era diventato tutto azzurro: era invaso dalle nostre locandine. E ancora oggi l’azzurro colora nella mia immaginazione la solidarietà, il sostegno e la condivisione, ovvero gli spazi etico-sociali ai quali l’essere umano accede quando, superando il proprio individualismo, si mette al servizio degli altri.

Oggi Essere Donna è un luogo di aggregazione sociale per l’universo femminile, in risposta alla carenza di strutture del territorio e al bisogno di appartenenza delle residenti.

Essere Donna offre supporto alle donne in condizioni di necessità e alle loro famiglie, sostegno al potenziamento delle capacità femminili e delle attitudini personali e incentivazione alla nascita di reti sociali tra donne residenti nello stesso territorio. Mettiamo inoltre a disposizione uno sportello gratuito di consulenza psicologica, medica, legale e pedagogica e attività formative, d’informazione e ludico-ricreative volte a stimolare la crescita e a valorizzare le conoscenze, le competenze e le abilità delle associate.

Proprio mentre plasmavamo il progetto e il fermento dei preparativi aveva raggiunto l’apice, un giorno, nei corridoi di Telecom, vicino alla macchinetta del caffè, incontro Luca, collega con il quale condividevo gioie e dolori di progetto.

Per conoscere come la sua storia si è intrecciata alla nostra, leggi il racconto di Luca Romagnoli !

Giusi Strati Written by: