Psicotecnologie: l’innovazione al servizio della crescita

Ho il ricordo nitido di un pomeriggio del 1988, avevo circa 5 anni e mio padre mi prese in braccio e mi mostrò un IBM 286, poi mi insegnò ad avviare in DOS il mio primo videogioco: “CTetris”, un bel gioco che si trovava in un dischetto che ancora oggi conservo gelosamente nel cassetto dei ricordi.

Da quel giorno il computer mi ha sempre accompagnato: dalla tesina dell’esame di quinta elementare (scritta con l’editor in DOS), agli accordi scaricati di notte con il modem a 56k per imparare a suonare la chitarra, dai testi dei Beatles con cui ho imparato l’inglese, fino ad arrivare al liceo, dove usavo il PC anche per studiare, con un senso di avventura, quasi come in un film Indiana Jones.

Dopo il liceo scientifico studiai psicologia perché volevo conoscere meglio come funzionavano le potenzialità della nostra mente. Questo non poteva però certo prescindere dalla mia passione, la tecnologia.

Tra gli esami sul piano di studi ne scelsi uno, Psicotecnologie, che mi affascinò. Lo studio delle modalità in cui le tecnologie modificano le capacità cognitive e di come la forma mentis influenzi a sua volta lo sviluppo tecnologico.

Mi innamorai di questo connubio e immersi nello studio e nella ricerca.

Dedicato le mie due tesi proprio a questo: la prima, nel 2006, sulle piattaforme wiki e l’apprendimento collaborativo (quando ancora non tutti sapevano cos’era Wikipedia) e la seconda, nel 2009, sulla realtà virtuale e la formazione.

Conobbi in quel periodo Derrick De Kerckhove, esperto di mass media e nuove tecnologie ed erede intellettuale di Marshall McLuhan, e iniziai a collaborare con lui approfondendo il rapporto tra mente, corpo e tecnologie.

Ho alimentato le mie passioni anche coordinando per alcuni anni un laboratorio sulle Psicotecnologie, presso la Facoltà di Psicologia di Roma, e lavorando per l’Università Telematica Uninettuno, dove ho potuto svolgere diverse attività di ricerca in ambito internazionale.

Dopo la laurea specialistica in “Formazione, comunicazione e innovazione nei contesti sociali e organizzativi”, decisi di allargare il mio orizzonte e mi lanciai alla scoperta di come le tecnologie possano agevolare il cambiamento organizzativo, seguendo un master e continuando con le esperienze lavorative in questo campo.

Col tempo sono diventata formatrice e ho cominciato a creare i miei primi corsi di formazione, in aula, in e-learning e misti.

È con l’esperienza che ho potuto toccare con mano quanto la tecnologia sia potente, quanto le psicotecnologie possano aiutare a potenziare le capacità cognitive umane permettendo di “estendere e amplificare le potenzialità della nostra mente”, proprio come dice De Kerckhove.

Così il mio percorso è andato avanti tra e-learning, gamification, storytelling e progetti di comunicazione, fino a quando ho sentito che era il momento di fare un altro passo in avanti. Ed eccomi qua, da più di un anno sono entrata a far parte di NTT DATA per potenziare ulteriormente le mie competenze, per fare nuove esperienze, per imparare e conoscere ancora meglio ciò che mi appassiona: lavorare con le tecnologie cercando di rendere semplici le cose che appaiono complesse e confuse.

Mi piace accendere la luce sulle cose, renderle chiare e visibili, semplificando ciò che è complesso anche attraverso il gioco. Sono mossa dallo stesso spirito con cui mio padre mi ha dato la possibilità di conoscere il computer a cinque anni, rendendo divertente, attraverso un gioco, un oggetto che mi era apparso fino ad allora complesso e confuso.

Mi sento fortunata di aver avuto questa possibilità e ringrazio Tetris perché per me non è stato solo un videogioco: in quel momento è stato un ponte verso un nuovo mondo, ancora tutto da scoprire.

Chiara Sepede Written by: