La resilienza sbarca a Genova con Elena Sacco

Talvolta accade che ascoltando le idee di qualcuno anche per un breve tempo si possano ottenere spunti di riflessione sulla nostra vita e scoprire le chiavi per superare situazioni negative o addirittura a trovare il vento giusto per ripartire con slancio e passione.

Questo è successo a me e a molti colleghi l’altra sera durante l’incontro sui Grandi Temi del Cambiamento che ha portato a Genova la scrittrice Elena Sacco, autrice del libro “Siamo Liberi”. È il racconto del lungo viaggio che l’ha portata per ben sette anni in giro per il mondo in barca a vela.

Quel pomeriggio piovoso, mi sono mosso dall’ufficio nella direzione del Museo Luzzati al Porto Antico. In Porta Siberia e mi è venuto da sorridere pensando al nome della porta. Anticamente quella era la porta di accesso attraverso cui a Genova entravano le cibarie, poi nel tempo quindi Porta Cibaria è stata per errore mutata in Porta Siberia.

Elena Sacco ha iniziato l’incontro col racconto del suo viaggio in mare descrivendoci la vita a bordo in maniera sincera e realistica, analizzando anche emozioni e motivazioni legate ai suoi spostamenti tra i continenti. In modo franco e diretto ha parlato del rapporto con i figli e di come siano cresciuti in maniera diversa rispetto a bimbi che devono tutti i giorni affrontare una giungla diversa, quella urbana.

Ci ha desccritto come le sue idee abbiano preso forma, come un’ipotesi nata nella mente da un momento di grande malessere e riflessione è divenuta concreta, quasi un processo di polimerizzazione di un suo progetto.

Mentre parlava, mi sono tornate in mente le parole dell’Ulisse dantesco: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” e poi le parole di Seneca “Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare”.

Durante la presentazione Elena Sacco ha toccato molti temi, ma quello della resilienza mi ha particolarmente colpito. Ne ho afferrato il significato e, mentre la spiegazione si completava, io ne ero sempre piu affascinato, tanto da dimenticare di dare un’occhiata al cellulare, presenza costante della mia vita frenetica.

Resilienza, resilienza e resilienza: è una parola che non nasce dalla psicologia, ma è utilizzata in quest’ambito per definire la capacità di affrontare in maniera non negativa eventi traumatici e di riorganizzarsi positivamente dopo uno shock. Ho capito durante la serata che ognuno di noi può cambiare la propria esistenza dinanzi alle difficoltà, può ripartire, ricostruirsi restando sensibile a quello che ci circonda.

E sicuramente la comunità genovese potrebbe essere un esempio di popolazione resiliente, perché dopo ogni alluvione, pianti i caduti, si rimette in piedi, ripulisce le strade, rimuove le carcasse delle auto e riparte con coraggio. Resilienti sono coloro i quali ricominciano con nuove idee e nuova passione dopo aver perso il lavoro così come lo sono i colleghi che seguono progetti critici, o quelli a cui il cliente chiede continui cambiamenti di rotta e che in tempi brevi e con grande professionalità consegnano nei tempi previsti senza sbavature.

Elena Sacco ha chiuso la sua narrazione con una considerazione bellissima: dice che non esiste un vento sfavorevole, il vento può essere contrario, ma non sfavorevole e si può navigare con un’andatura di bolina, non facile ma non impossibile. Mi è piaciuta molto questa metafora, perché si adatta benissimo alla vita lavorativa. In un periodo così complesso, fatto di competizione e di necessità di sopravvivere alle sfide globali è necessario avere una mente e uno spirito pronti ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti. All’incontro ci è stato insegnato molto in tal senso.

Mentre ascoltavo ho anche capito che possiamo cambiare il nostro modo di relazionarsi con gli altri, l’approccio che abbiamo sul lavoro, e soprattutto maturare una visione differente delle cose. Per questo ho deciso di scrivere le mie impressioni di getto tornando a casa, affinché potessi ricordare tutti i dettagli della serata e cercare di trasferirli sulla pagina bianca.

Mi auguro di aver centrato l’obiettivo e di trasmettere un messaggio di resilienza, condivisione e positività ai miei lettori.

Giorgio Sancandi Written by: