Ingegneria delle telecomunicazioni, la professione che mi fa viaggiare

Mi sono laureata in Ingegneria Elettronica e alla rituale “pizzata degli ingegneri” ero sempre l’unica donna. Scienza e tecnologia erano ancora feudi maschili con poche eccezioni.

Ho iniziato la mia carriera in Siemens come R&D tester della rete GSM, consapevole ed entusiasta di partecipare a una rivoluzione tecnologica senza precedenti. Ho capito subito che questa rivoluzione era in mano agli uomini, ma anche che sarebbe stata una bella opportunità di viaggiare, soddisfare la mia curiosità e vincere i pregiudizi legati all’essere una donna grazie a un lavoro interessante in ambito tecnologico.

Ho presto iniziato a viaggiare e lavorare presso le sedi di Vienna e Monaco. Lì ho ricevuto l’incarico di partecipare all’attività di “setup della prima chiamata UMTS” nei laboratori della NEC a Tokyo. Questa fu la mia prima trasferta in Asia e ricordo ancora l’estrema gentilezza dei colleghi giapponesi e la moltitudine di alberi di ciliegio in fiore che avevano tinto la città di un meraviglioso rosa.

Entrata in NTT DATA, ho continuato a viaggiare e a lavorare per la gestione delle reti GSM con i colleghi del supporto tecnico presso i clienti.

Ho così avuto l’opportunità di andare in Indonesia, a Singapore e poi di lavorare anche in Cina. Quante serate passate a ricontrollare con i colleghi fino a notte fonda nella hall del nostro hotel la lista delle patch da caricare l’indomani. Ricordo con piacere l’ultima cena con il team locale a Baoding, passata in un ristorante mongolo di fronte ad un enorme pentolone dove bollivano strane verdure locali!

Nei diversi team spesso ero l’unica donna, ma la professionalità e l’impegno hanno sempre pagato. Così sono sempre riuscita a destreggiarmi, anche quando ho guidato dei team interamente maschili.

A Shanghai sono andata una prima volta per un’attività di manutenzione della rete, in vista dell’Expo 2010, e poi l’anno seguente, per i campionati mondiali di nuoto per conto di China Mobile. Non dimenticherò mai il clima di quella trasferta, dovevamo essere sempre pronti a intervenire, senza esitazioni, con la forza e la lucidità necessarie a risolvere tutti i problemi in brevissimo tempo.

Ho poi lavorato in India, nel meraviglioso Kerala, con i giovani colleghi che curavano gli aggiornamenti del software mentre la tecnologia avanzava e si evolveva a ritmo velocissimo e noi cavalcavano l’onda dell’innovazione.

Viaggiando molto mi sono spesso trovata a risolvere problemi in ambienti ignoti e ammetto che questo ha reso alcune decisioni più difficili.

Ho preso molti aerei, cambiato alberghi e preparato valige, ho accumulato dentro di me un notevole bagaglio di sensazioni, ricordi, aneddoti ed imparato tante lezioni.

Se ho potuto mantenere i contatti con i miei cari e gli amici anche dagli angoli più remoti del mondo è proprio grazie alla tecnologia. Posso davvero dire che ho beneficiato in prima persona delle tecnologie di rete che avevo contribuito a sviluppare.

Marcella Tambone Written by: