Grace Hopper

Grace Hopper, Ph.D. in matematica e professoressa, aveva da qualche giorno compiuto 35 anni quando lesse dell’attacco dei giapponesi a Pearl Harbour avvenuto all’alba domenica 7 dicembre 1941. Poco dopo si arruolò in Marina: voleva dare il suo contributo. Ancora non sapeva che avrebbe contribuito alla nascita dell’informatica moderna.

Grace fu assegnata all’ufficio della Marina presso Harvard, dove operava il primo calcolatore digitale, MARK I. Oggi forse suona strano, ma a metà degli anni 40 negli Stati Uniti l’uniforme riusciva ad appianare le differenze di genere: sin da subito Grace Hopper si guadagnò il rispetto e la fiducia dei suoi pari e dei suoi capi. Il suo compito era lavorare con la grande macchina di calcolo che macinava istruzioni su schede perforate per produrre risultati che avrebbero aiutato l’esercito americano impegnato in Europa. Questo lavoro richiedeva approfondite conoscenze dell’hardware: malfunzionamenti, blocchi, errori potevano essere risolti intervenendo fisicamente sulla macchina.

Quando una falena si infilò nel MARK I, causandone un blocco inaspettato, Grace segnò nei suoi appunti la parola “debug” per riferirsi all’azione di rimuovere i bachi di malfunzionamento e da quel momento si è sempre usato questo termine in informatica.

Un giorno Grace ebbe l’intuizione di descrivere le istruzioni nello spazio sopra ai “buchi” delle schede perforate in modo che chiunque del team potesse “leggere il codice” e nel caso riutilizzare la stessa scheda e quindi la “stessa istruzione”. Era nata la routine. Semplificare, comunicare e riutilizzare: semplici parole che Grace riuscì a mettere in pratica in un mondo dove milioni di nuove schede venivano continuamente perforate ed inserite in un ciclo continuo.
Grace aveva non solo la passione per la matematica, ma anche per la scrittura. E questa passione la portò alla stesura nel 1946 del primo manuale d’uso di MARK I, che è considerato il primo vero testo di programmazione. Sebbene il volume fosse stato scritto interamente da lei, la gerarchia militare – che non faceva differenza tra uomo e donna, ma tra i gradi – impose un ordine gerarchico degli “autori”, e Grace appare al terzo posto dopo il comandante e capo del team Howard Aiken.

In questo manuale, Grace volle raccogliere il sapere e le conoscenze di una materia che all’epoca era in una fase primordiale e decise di iniziare con un’introduzione storica partendo dalla “macchina analitica” ottocentesca di Babbage, che fu ispirazione per Aiken nella costruzione del MARK I.

Grace entrò in Marina come tenente e con il suo duro lavoro convinse uno scettico Aiken che anche una donna potesse fare la sua parte, era però consapevole che in quel momento Harvard non promuovesse donne a livelli più alti.

Nel 1949 Grace entrò nel settore privato accettando la proposta della EMMC (Eckert-Mauchly Computer Corporation) perché la fine della guerra aveva inoltre messo in serio dubbio il proseguimento del programma ad Harvard. Grazie alla sua esperienza nel team pioneristico di Aiken, Grace divenne da subito una figura trainante nella nuova società, dove incontrò un’altra donna “geniale”: Betty Snyder Holberton.

Nell’ottica di ottimizzare il lavoro ed evitare inutili duplicazioni, Grace ideò il concetto di “libreria” di routine: un insieme di istruzioni già verificate e pronte da usare che riducevano il tempo di sviluppo e le possibilità di errore. In parallelo Betty volle semplificare la scrittura delle istruzioni e inventò il codice C-10, un linguaggio più semplice per riferirsi alle istruzioni, in modo che il programmatore non dovesse sempre far riferimento al manuale dei codici.

Oggi Grace Hopper è ritenuta l’inventrice del primo “compilatore” (chiamato A-0), ovvero un programma che traduce istruzioni da un linguaggio a un altro; che è stato la base per lo sviluppo del più noto linguaggio COBOL.

Probabilmente Grace non era seduta tutta sola sotto un albero quando l’idea per il compilatore cadde sulla sua testa come una mela, ma il lavoro di gruppo in un ambiente dove le idee si contaminavano ha facilitato la creazione di nuove idee: non dimentichiamo che proprio Betty aveva creato in quegli anni il “sort/merge generator”, concretizzando la possibilità di far creare un programma da un computer, e probabilmente Grace prese spunto da questo e dagli altri lavori di Betty.

Betty fu davvero una persona capace di grandi intuizioni. Come quella di usare i nastri magnetici al posto delle schede cartacee perforate, i quali avevano il vantaggio di essere ri-scritti, ma lo svantaggio della maggiore immaterialità. Si narra che in un incontro tra Eckert e Mauchly con Watson, il numero 1 di IBM, quest’ultimo non abbia voluto investire nella EMCC non per “ragioni legali” come sostenne, ma perché credeva che le schede, che tutti potevano vedere e toccare, fossero il modo migliore di conservare le informazioni.

Grace è riconosciuta come la “madre” della programmazione, per la sua visione di quello che sarebbe stato il lavoro dei programmatori, degli strumenti e dei metodi che avrebbero caratterizzato questa professione.

Sebbene molte donne abbiano partecipato all’evoluzione dell’informatica, Grace Hopper – senza essere né la prima programmatrice, né la prima ad aver lavorato su un computer – raggiunse i più alti livelli di riconoscimento.

Nel 1985 fu istituita la “National Medal of Technology and Innovation”, un riconoscimento agli inventori americani che hanno contribuito significativamente allo sviluppo della tecnologia. Steve Jobs e Steve Wozniak la ricevettero per lo sviluppo del personal computer. Nel 1991 il presidente George Bush Sr. la assegnò a Grace Hopper, un anno prima della sua morte, per il suo talento pioneristico nello sviluppo di linguaggi di programmazione che hanno semplificato la tecnologia informatica, aprendo le porte a un bacino più ampio di utilizzatori.

Dal punto di vista della carriera militare, solo con il suo definitivo congedo nel 1986 le fu riconosciuto il grado di Ammiraglio.

Sara Bianchi Written by: