Resilienza e Leadership: dalle montagne a wordpress

 

Resiliènza: s. f. [der. di resiliente]. – 1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità. 2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. 3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

La prima volta che sentii parlare di resilienza ero nell’aula di informatica di ingegneria, negli anni ’90: chi mi stava seduto accanto usava il computer del centro di calcolo per fare delle simulazioni sulla resistenza di un ponte a non ricordo quale sollecitazione.

Anni dopo, sentii di nuovo quella parola avvicinandomi alla corsa in montagna: in quel contesto, si parlava di resilienza per descrivere la consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti nella pratica degli sport di resistenza e si affermava che la pratica di questi sport diventava un valido insegnamento di vita per affrontare le fatiche di tutti i giorni, anche al di fuori dell’ambito sportivo.

Per mia esperienza, essere resilienti significa avere la capacità di percepire contemporaneamente fatica e determinazione, affrontando le difficoltà grazie alle proprie risorse, essere flessibili ed adattarsi con prontezza a nuove situazioni.
Non fermarsi davanti a imprevisti, non mollare, “piegarsi ma non spezzarsi”, sono tutti concetti che permettono all’atleta resiliente di rialzarsi più forte e determinato di prima, con più entusiasmo, con più coraggio, con più esperienza, con più sicurezza.

Questi valori li ho percepiti e fatti miei durante le varie prove in montagna a cui ho partecipato; in particolare, al Tor Des Geants (una gara di corsa in montagna lunga 340 km con un dislivello positivo di 30.000 metri). Tornato dal TOR, mi resi conto di essere cambiato profondamente anche nell’ambito del lavoro.

Per la verità, ho da sempre avuto una grande passione per il mio lavoro ma, dopo il TOR, ho innalzato notevolmente il mio concetto di fatica e disagio, applicando il paradigma della resilienza alla vita lavorativa. Il risultato è stato per me sorprendente. E’ venuto spontaneo il rallegrarsi nell’incontrare gli ostacoli, ingegnarsi per raggiungere degli obiettivi o, semplicemente, non perdere tempo a lamentarsi! Certo, nessuno desidera incontrare un ostacolo e nessuno vorrebbe lamentarsi ma, facendo i conti con la realtà dei fatti, conviene essere preparati ad affrontare le situazioni più impensabili. E nessuno meglio di noi sa quanto alcuni nostri clienti possano essere imprevedibili!
I cambiamenti, sempre per mia esperienza, non dovrebbero essere allontanati ma, anzi, affrontati come occasione di miglioramento, come momento per scoprire nuove risorse nell’ambiente e nuove vie da percorrere.

Io penso che in un ambito aziendale competenze del genere siano estremamente preziose.
Sappiamo che il leader di un progetto o di una divisione è colui che prende decisioni spesso difficili per incrementare la produttività e il benessere aziendale. Una leadership resiliente, oltre a questo, dovrebbe tendere a incorporare nella vita aziendale quotidiana le avversità e i cambiamenti inattesi.

Tornando alla montagna, ripensando ai momenti duri, durissimi, in cui mi sono trovato, ho spesso pensato a quali fossero state tra le qualità mie e dei miei compagni di viaggio quelle essenziali per arrivare in fondo!

La mia personalissima lista è la seguente:

Adattamento: riuscire a cambiare strategia al variare delle condizioni in cui ci troviamo, cercando di trovare la soluzione migliore (che spesso non è quella ideale) in ogni circostanza e abbandonando i preconcetti a cui eravamo tanto affezionati.

Positività: trasmettere ai membri del gruppo ciò che conosciamo in modo approfondito; che si tratti di competenza tecnica o di metodologia, la cosa importante è che questa venga trasmessa in modo da creare e mantenere un clima di certezza e sicurezza.

Umorismo: è fondamentale, soprattutto in situazioni particolarmente stressanti, riuscire a cogliere l’aspetto paradossale delle situazioni e riuscire a sdrammatizzare il momento con una battuta. Niente è più costruttivo di un team virtuoso e sereno.

Voglia di imparare: è sempre disposto ad imparare e ad apprendere da persone e situazioni, abbandonando, se necessario, le proprie idee.

Fiducia e concentrazione: tutto il processo decisionale è finalizzato a raccogliere informazioni, analizzarle, individuare possibili soluzioni alternative, scegliere una soluzione e portarla a compimento finché dimostra di funzionare oppure passare ad un’altra.
Non ultimo, viene il senso di appartenenza al gruppo. Il leader resiliente è consapevole che l’operare in team consente maggiori margini di successo se il team è coeso. Nessuno è in grado da solo di affrontare tutte le circostanze.

Anche Einstein ebbe modo di parlare del concetto di adattabilità alle situazioni avverse; un suo pensiero mi accompagna da sempre:

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.
E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. L’unico pericolo della crisi è la tragedia che può conseguire al non voler lottare per superarla.”

Marcello Villani Written by: