Una banca da proteggere e un viaggio a New York

Erano passati 20 giorni dall’inizio del mio nuovo lavoro in una banca internazionale e tutto andava per il meglio, quel viaggio a New York alla fine di settembre con mi dava molta energia, rivedere Central Park le foglie cambiano colore, la luce che filtra tra i rami al tramonto e vedere il gioco di ombre che incantano, era quello che mi aspettavo di trovare all’arrivo. Come sempre mi ero svegliato alle 6, poi colazione, jogging, doccia e via, ero pronto a partire per la mia nuova giornata lavorativa. Sebbene fossi ancora frastornato dal caos della City, mi stavo divertendo molto,tutto intorno era in continuo movimento e vibrava di un’intensità senza pari.

Nel mio ufficio, al 28° piano di una banca del Chrysler Building, mi avevano accolto con un sorriso, poi mi avevano dato il tesserino di riconoscimento magnetico, il portatile e mi avevano mostrato la postazione alla scrivania nell’ open space, l’area ristoro sul piano, poi mi avevano presentato ai nuovi colleghi.

La prima settimana era passata velocemente tra presentazioni e riunioni, tutti erano cordiali e pieni di attenzioni, avendo saputo la mia origine italiana mi chiedevamo qualche consiglio su come cucinare la pasta, il clima era piacevole anche se per loro era strano avere un collega italiano come per me era inconsueto avere tutti i colleghi di nazionalità differenti.

Mi avevano assegnato mansioni di help-desk con assistenza a clienti verso la soluzione applicativa di Home Trading, i miei colleghi avevano un loro pacchetto clienti ma la maggior parte delle volte si doveva cooperare per risolvere alcuni problemi più specifici e ogni tanto si contattavano gli sviluppatori per approfondire qualche tema più difficile da viscerare.

Ogni scrivania era un mondo diverso, dalla Cina alla Russia, dall’ Olanda all’ Italia, ogni persona portava con sé un pezzo della sua storia, ed erano tante le storie da raccontare. La comunicazione era molto spinta, anche i muri parlavano: post- it ovunque, mappe di rete, disegni e poster di Band. Mi fermavo più volte oltre l’orario lavorativo, per scrivere i miei report, l’attività che svolgevo richiedeva una cura del dettaglio che non doveva e non poteva essere trascurata.

La sera, come consuetudine, uscendo dall’ ufficio si andava a fare due chiacchere con colleghi e nuovi amici, in un pub a pochi isolati da li.  Si parlava del più e del meno, come era andata la giornata, cosa e pensavi del campionato di calcio, e dopo un po’ di birre gli animi si scaldavano, le lingue si scioglievano e si raccontavano “storie”.

Una di quelle sere in cui ero uscito tardi, col solito report da consegnare, mi lasciai trasportare dal flusso di persone che erano per strada, e così senza accorgermene arrivai quasi a Emerald Square, quando dalle vetrate di un ristorante, la intravidi.

Era seduta al bancone da sola, Elis, proprio lei, l’avevo già notata al lavoro, ci eravamo scambiati qualche frase, ma niente di più così decisi di entrare per parlarle.

“Ciao!” dissi, “Posso sedermi?”

“Certo, il posto è libero” rispose sorseggiando un bicchiere di vino rosso.

“Cosa Bevi?” le chiesi

“E’un vino italiano, Nero d’ Avola, lo conosci?”

“Si certo, è uno dei miei vini preferiti” risposi, e ne presi un bicchiere.

“Non ci avevo pensato ma tu sei Italiano, lavori con noi da poco, come ti trovi?
Iniziammo a parlare, del lavoro, cosa pensavo dell’ufficio, dei colleghi, delle attività.
“Ho letto il tuo Curriculum, hai un’esperienza notevole in questo settore, come mai hai chiesto il trasferimento qui?” mi chiese;

Le risposi che ero uscito da un brutto divorzio e volevo cambiare, dovevo ricominciare.
“Ti posso offrire un altro bicchiere?” disse

“Si”, risposi io.

Andammo avanti così fino alle 3 del mattino, parlando dell’azienda, dei nostri progetti, delle nuove assunzioni, dei temi caldi della finanza, dello sviluppo economico e del trading; lei puntava a diventare un membro associato, stava lavorando con quell’obiettivo, voleva sfondare e stava dando il meglio di sé.

Mi congedai pagando il conto. Tornai in albergo con la consapevolezza che il mio lavoro era finito, avevo raccolto abbastanza materiale per costruire il report che di cui il cliente aveva bisogno. Non mi restava che scrivere quello che sarebbe stato l’ultimo Report, alzarmi tardi la mattina dopo, prenotare un biglietto di ritorno e poi prendere un volo per Milano.

Prima di fare questo, incominciai a dettagliare tutte le informazioni raccolte in banca in quel periodo: Utenti e password, infrastrutture e reti, business plan e budget, conti e dettagli sui clienti. Avevo informazioni sufficienti e dettagliate per preparare un Vulnerability Assessment in grado di identificare le eventuali debolezze dei sistemi del cliente, un report che aveva lo scopo di individuare le contromisure piu idonee a garantire la massima sicurezza e tutela dei dati del cliente.

Una volta tornato in azienda, cifrai i dati raccolti e inviai il report al responsabile della banca che ci aveva ingaggiato. Poco dopo, ci contattarono per iniziare una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza Informatica l’obiettivo era stato raggiunto, NTT DATA li aveva sensibilizzati sul tema ed io avevo contributo a tutto questo.

 

andrea marini Written by: