Deep learning e nuovi orizzonti: tre mesi elettrizzanti di lavoro a Tokyo.

Sono arrivata a Tokyo a fine ottobre per occuparmi di un progetto di ricerca all’avanguardia in ambito intelligenza artificiale in particolare sull’uso dei nuovi algoritmi di deep learning per insegnare alla macchina a riconoscere anomalie in contenuti video, come farebbe un umano.

Ogni algoritmo che abbiamo progettato e realizzato è in grado di “vedere” un determinato difetto video e registrarlo in un report e questo è un risultato straordinario perché le evidenze dimostrano che gli algoritmi hanno superato l’accuratezza dell’occhio umano,!

Prima di partire, le mie sensazioni erano altalenanti, da una parte una grande felicità per la nuova esperienza e per essere stata scelta a parteciparvi, dall’altra la preoccupazione sulle incognite. Come mi sarei trovata? Che colleghi avrei incontrato? Come sarebbero stati il cibo, i ritmi di lavoro, simili o dissimili dai miei? Sarei riuscita a visitare qualcosa nel tempo libero? Prima di partire, tutti i miei conoscenti, sia amici che parenti si sono prodigati in suggerimenti e raccomandazioni  e ovviamente qualche richiesta di souvenir, intanto io mi preparavo a questa nuova esperienza con grande entusiasmo.

Oggi che l’esperienza si è conclusa, posso dire di aver vissuto 3 mesi nel futuro perché Tokyo è proprio come ognuno di noi se lo immagina! Ci sono robot con i quali conversare all’ingresso di ristoranti e go-kart che sfrecciano tranquillamente per strada. Il traffico delle auto è quasi inesistente e, pur essendo Tokyo una megalopoli di 13 milioni di persone, la città è un modello per la sostenibilità. Esiste un trasporto pubblico straordinario che non rende necessario l’uso dell’auto che, anche per questo motivo, è posseduta da pochissime persone.

Sono rimasta anche affascinata dal senso dell’ospitalità e di rispetto del prossimo, non solo quando vai in giro ma anche in ufficio tra i colleghi. “Omotenashi” è la parola con cui i giapponesi esprimono il concetto di ospitalità anche se questo termine va ben oltre il significato tecnico dell’ospitare una persona a casa propria, significa in realtà “intrattenere gli ospiti con tutto il cuore” e il verbo legato a questo modo di fare è “motenasu“. Ecco io mi sono sentita in questi mesi accolta col cuore dai miei colleghi che hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio.

Il mio progetto è durato 3 mesi in cui non solo ho potuto approfondire il mondo degli algoritmi di deep learning ma ho anche avuto il piacere di confrontarmi e stare a stretto contatto con colleghi esperti e provenienti da più parti del mondo: ovviamente giapponesi ma anche rumeni, cinesi, thailandesi e polacchi, insomma un  bellissimo melting pot!

A Tokyo ho trovato un ambiente multiculturale in cui tutti cooperano a progetti super innovativi non solo di deep learning ma anche su altre interessanti tematiche. C’è chi ad esempio, lavora con droni o con i nostri robottini Sota che sono stati declinati in vari colori per offrire una maggior scelta a chi vorrà utilizzarli a vario titolo come assistente domestico o come guida per la clientela.

L’ufficio in cui lavoro è un grande open space situato in un palazzo di 32 piani e, quando un nuovo arrivato entra a far parte della comunità e si presenta, tutti si alzano per poterlo accogliere nel migliore dei modi. Un’altra bella abitudine qui è quella di condividere dolci o prodotti tipici con tutti i colleghi dell’open space; quindi io non sono venuta meno a questo piacevole obbligo di fare assaggiare taralli e dolci tipici della mia Puglia che hanno avuto un grandissimo successo.

Mi sento molto cresciuta grazie a questa esperienza, non solo ho potuto conoscere le ultime soluzioni del deep learning, ho anche stretto belle amicizie e non metto in dubbio che, tra NTT Data Italia e NTT Data Japan, nasceranno altri progetti sui quali collaborare a stretto contatto che a loro volta produrranno un circolo virtuoso di scambi di idee, persone e competenze tra Italia e Giappone.

Maria Teresa Giusti Written by: