Inclusive Design, un sogno diventato realtà.

Già da adolescente ero un ragazzino curioso e sempre alla ricerca di nuovi stimoli, molto interessato a quello che accadeva intorno a me e anche se non sapevo bene quello che volevo fare ma sapevo benissimo quello che non volevo.

Cresciuto in una famiglia del sud che per me sognava studi tradizionali in ingegneria o architettura come quelli fatti dai miei nonni e bisnonni, ho cercato di realizzare un futuro di scoperte e soddisfazioni al di fuori di questi binari tradizionali ma non per questo meno soddisfacente.

Arrivato alla fine del liceo, ho pensato che la cosa più simile ai miei desideri poteva essere la laurea in informatica, una materia nuova e non ancora sfruttata che avrei potuto approfondire nell’ ambiente multietnico e stimolante del Campus Universitario di Fisciano in provincia di Salerno.

Provate a immaginare la fine degli anni 70 e un posto in Campania molto innovativo, una struttura architettonica all’ avanguardia dotata di residenze universitarie mense con anche bus per l’interno e l’esterno e il meglio dei docenti delle materie scientifiche. La popolazione era formata da studenti internazionali provenienti dal Sud Europa e dall’ex Russia e si respirava un’atmosfera senza pari che faceva da sfondo a un mix fantastico di culture, religioni, lingue, cibo, differenti.

Era normale vedere i professori aggirarsi per il campus e scambiare opinioni con gli studenti, ricordo uno su tutti, il professor Caianiello, padre della cibernetica e titolare della cattedra di Fisica Teorica le cui lezioni erano sempre sold out! Così come era possibile incontrare qualche studente inginocchiato su un tappeto e raccolto in preghiera, il tutto all’insegna della tolleranza e del rispetto reciproci.

Se penso a quel periodo mi rivedo felicissimo vivere la mia esperienza universitaria col sostegno della mia famiglia che ha sempre creduto in me anche quando non capiva bene cosa stessi facendo.

Considero un privilegio aver avuto l’opportunità di vivere in prima persona la storia del mondo che in quel momento si stava svolgendo in quella Università dove era altissima la concentrazione di innovazione e cervelli e in cui si poteva studiare con dei veri e propri mostri sacri in un ambiente in cui la diversità non era uno slogan ma una bella realtà.

Sia durante gli studi che dopo, mi ha sempre interessato la relazione che si crea tra le persone e le macchine e le modalità di miglioramento di questa interazione, più che il modo in cui la macchina viene creata. Il germe del design l’ho sempre coltivato e anche la mia tesi parlava di Usability tematica di cui mi sono occupato nei miei primi anni di lavoro in una piccola start up che forniva servizi migliorando la qualità dell’interfaccia.

Rendere inclusiva la tecnologia è sempre stato il mio sogno e per seguire questo sogno ho lavorato per 3 anni in progetti di ricerca molto appaganti dal punto di vista della soddisfazione e un po’ meno dal quello della remunerazione, ma ho sempre pensato che nella vita ci vuole il coraggio di appassionarsi a un progetto e investire su noi stessi tempo, energia e competenze per raggiungere l’obiettivo desiderato, con la stessa determinazione che metteremmo se investissimo in una piccola star up.

Tra il 2008 e il 2014 ho lavorato in una digital company leader nel settore del design tra Italia e Germania e ho iniziato ad appassionarmi di design per healtcare; è stato un periodo intenso e anche faticoso, ero preoccupato per il trasferimento all’estero e prima di partire mi sono organizzato anche dal punto di vista economico affinché questa esperienza non fosse un salto nel buio.

Ricordo benissimo le sensazioni di quel periodo, avevo rapporti di lavoro con i clienti più importanti del settore farmaceutico ed eravamo impegnati a studiare i dispositivi il più possibile semplici da usare per malati con problemi gravi che anche grazie a questi strumenti imparavano ad avere comportamenti virtuosi e migliorativi per la loro salute.

Sembrava andare tutto per il meglio ma avevo voglia di un cambiamento, sentivo crescere in me il bisogno di investigare nuovi mercati e scoprire altre opportunità.

Cogliere al volo un’offerta che mi ha portato a Londra è stato bello e sfidante anche questa volta non si è trattato di una trasferta ma di vero e proprio cambiamento. Ho iniziato a lavorare in una società di service design, ricordo di quel periodo l’entusiasmo legato alla continua ricerca di soluzioni di design per vari mercati, banking, retail, fashion, e tra tutti forse il progetto che mi è più caro riguarda il ridisegno del bike sharing per la città di Londra. Mi sono poi spostato a Dubai dove mi sono occupato di ridisegnare e trasformare i processi, i servizi e gli spazi fisici di primarie banche internazionali.

Dall’anno scorso ho la docenza al Politecnico del corso di “Inclusive Design” è questo ha rappresentato il coronamento del sogno di trasferire ai giovani la mia esperienza e aiutarli a capire il ruolo reale del designer, le sue responsabilità e l’importanza di progettare un mondo reale che accolga in modo inclusivo le esigenze delle persone.

E’ molto bello dialogare con giovani che hanno sensibilità e background variegati trasferire il concetto che solo considerando la diversità si possono cogliere le infinite opportunità di business del mercato, solo progettando soluzioni di valore e di inclusive design si puo pensare che queste verranno poi adottate da un largo numero di persone.

La mia esperienza in NTT DATA è iniziata due anni fa e sono soddisfatto di questa esperienza nel Design Studio, cerchiamo in ogni progetto di preservare la relazione uomo-tecnologia rendendo democratica e alla portata di tutti quest’ultima. Sento di essere insieme ai miei colleghi protagonista del cambiamento che con le nostre azioni si evolve in modo continuo e mi ritengo fortunato perché lavoro con persone appassionate con cui ho una bella relazione anche personale. Mi sento di consigliare alle nuove leve di non aspettare che il tempo cambi le cose ma di essere protagonisti della loro vite e mi sento di consigliare a tutti che è importante lavorare divertendosi e coltivare la propria vita privata.

Nel mio tempo libero, ricarico le batterie con cose semplici, cucinare un buon piatto la domenica, fotografare e fare lunghe camminate. La mia casa è sempre aperta agli amici che sono sparsi in giro per il mondo. Condivido con mia moglie questi momenti di scambio e accoglienza e la passione per le microcar che mi accompagna da quando ero ragazzo.

L’ultimo nato, a livello di interesse, è quello per il disegno delle organizzazioni, non so quale sarà la mia prossima sfida so però che la affronterò con la stessa determinazione con cui ho affrontato le altre.

Antonio Grillo Written by: