From Happiness Design to Inclusive Design

Qualche mese fa ci siamo chiesti: è possibile progettare la felicità? Per rispondere a questa domanda abbiamo organizzato un workshop coinvolgendo tutte le persone di Digital Entity perché, secondo noi, la felicità è una scelta che riguarda ciascuno di noi, nessuno escluso!

Il workshop prevedeva l’uso dei post it, pennarelli colorati, canvas appesi alle pareti. Si tratta di strumenti che vengono utilizzati quotidianamente per le attività di service design, ci siamo però chiesti, se avessimo dovuto fare il workshop senza poter vedere, questi strumenti sarebbero stati adeguati? Se la domanda fosse stata posta così, la risposta sarebbe stata negativa ed allora ci siamo confrontati su come integrare questo sistema di lavoro con strumenti aggiuntivi in grado di includere anche chi è privo della vista.

Il workshop è iniziato con un cosiddetto “ice-breaking”: ci siamo confrontati tramite un lavoro di domande e risposte, mentre ci passavamo tra le mani l’un l’altro un gomitolo di lana con lo scopo di creare una rete con il filo stesso rappresentando in questo modo fisicamente la rete di relazioni.

Siamo partiti dal presupposto che sul luogo di lavoro, la felicità è una scelta collettiva che viene alimentata grazie ai rapporti che si instaurano tra i colleghi e alla voglia che ognuno ha di aprirsi agli altri e comunicare le proprie emozioni positive o negative che siano.

Poi abbiamo compilato il “trust circle” cioè un tool che viene utilizzato per capire il percepito di un prodotto/servizio. Nel nostro caso lo abbiamo utilizzato per capire come le persone di Digital Entity sentono vicino o lontano tematiche come identità, crescita, dialogo, comunicazione. Per eseguire questo esercizio abbiamo utilizzato un cartellone diviso in 3 aree: vicino, abbastanza vicino e lontano. Ogni partecipante doveva posizionare sul cartellone le card per capire come vengono percepite le relative tematiche. Ma se per le persone che vedono è facile utilizzando colori e scritte, per chi non vede il lavoro delle card sarebbe stato impossibile da svolgere in autonomia, quindi per ovviare a ciò abbiamo fatto appello a uno dei principi dell’inclusive design: la multisensorialità.

Abbiamo identificato le tre aree del cartellone con vari materiali per sfruttare il senso del tatto: con la carta crespa per dare la sensazione del vicino, la carta crepla (più liscia della carta crespa) per identificare la zona “abbastanza vicino” e il nastro isolante (decisamente più liscio della carta crespa) per identificare la zona lontana.

Per quanto riguarda le card abbiamo utilizzato dei codici QR in cui erano contenute tutte le informazioni necessarie in formato testuale. Così, tramite il lettore QR compreso nella fotocamera dello smartphone e la funzione nativa di lettura dello schermo (sintesi vocale per chi non vede, o testo ingrandito per chi ha un residuo visivo), è stato possibile fruire dei contenuti presenti su foglietti adesivi della dimensione di pochi centimetri.

Una volta letto il contenuto del codice QR, è stato possibile completare l’esercizio utilizzando i riferimenti tattili per posizionare le card nel cartellone.

Il resto del workshop prevedeva l’uso di 3 canvas per attaccare alcuni post it. Ogni canvas serviva per raccogliere informazioni su come viene vissuta l’azienda. Per non utilizzare i post it abbiamo digitalizzato il tutto trasformando sia questi sia i cartelloni, in un modulo di google.

In questo modo le informazioni potevano essere fruite semplicemente  attraverso ausili quali computer e smartphone dotati di tecnologie assistive a bordo.

Al di là del tema del workshop, è stato molto bello vivere il principio fondante dell’inclusive design: “risolvere il problema di una sola persona per estendere i benefici a tutti”.

Noi ci siamo riusciti utilizzando dei semplici codici QR e dei moduli di google. Crediamo che la prossima sfida per il design sarà quella di creare ecosistemi sempre più inclusivi dove servizi, digitali e non, possano essere fruiti da tutti a prescindere dalle differenze sensoriali, fisiche, socio economiche o culturali.

Per fare questo è necessario che la diversità sia percepita in modo empatico e con minori barriere mentali e ed è anche importante che la creatività possa diventare lo strumento per alimentare soluzioni inclusive che rendano tutti felici.

Elena Brescacin Written by: