Elena, una scenografa prestata al design: ed è subito amore!

Lo ammetto, da piccola sono sempre stata una bambina che non rispettava i luoghi comuni, non mi piaceva giocare con le bambole, far loro i vestitini, giocare a fare la parrucchiera con le mie coetanee…adoravo invece osservare per ore le forme e i volti che le nuvole muovendosi nel cielo riuscivano a disegnare, mi piaceva costruire e assemblare nuovi oggetti con quello che trovavo in casa e in generale dedicarmi a tutte quelle attività che avevano a che fare con la la fantasia.

Ovviamente crescendo mi sono iscritta al liceo artistico per dare sfogo alla mia creatività ed è stato il momento in cui questa è stata plasmata da ottimi maestri e si è potuta esprimere al meglio preparando basi solide per il successivo passaggio all’Accademia di Belle Arti di Brera dove ho scelto il percorso di Scenografia e dato la tesi sugli effetti speciali nel cinema perché sognavo di diventare come Carlo Rambaldi, un italiano che con E.T e le sue creature immaginarie e l’animazione a “passo uno” aveva conquistato Hollywood.

Appena laureata, i primi anni di lavoro passati fra un laboratorio di scenotecnica e un’agenzia di grafica pubblicitaria mi hanno però fatto subito capire che quei mondi erano rimasti indietro, legati al passato, per nulla o quasi digitalizzati. Parliamo della metà degli anni ’90, nei quali il fermento per internet e il digitale stava crescendo rapidamente e sentivo di non potermi permettere di restare ancorata al passato.

Ho quindi lasciato il mio lavoro dell’epoca senza aver alcuna certezza del futuro ma seguendo il solo mio istinto, per iscrivermi al primo Master in Comunicazione Multimediale allo IED, dopo il quale non ho avuto paura di ricominciare da uno stage per inserirmi in un’azienda del gruppo Philips che lavorava in ambito web, realizzando CD-Rom e CD-I per le più grandi case Editrici.

Era una cosa nuovissima, da scenografa a professionista della comunicazione visiva e del marketing digitale, già mi vedevo proiettata a pensare strategie e tattiche da utilizzare per realizzare in modo efficace ed efficiente siti e progetti di grandi aziende! Sentivo che avrei svoltato e devo dire che ho avuto fiuto. Finalmente iniziavo a divertirmi e a lavorare a pieno titolo nel settore del design.

Nonostante le mie doti creative stessero emergendo e stessi raccogliendo feedback estremamente positivi con il mio ruolo di Art Director, il Direttore Operativo della società nella quale lavoravo ebbe un fiuto e un intuito ancora più lungimirante del mio e, cogliendo le mie innate capacità di gestione progettuale e soprattutto di relazione con i clienti, mi chiese di iniziare con lui un percorso da project manager e in brevissimo tempo passai ad affiancare gli account manager su progetti di e-learning e formazione a distanza in Philips e da li a poco mi notarono anche nella nascente startup di Fastweb, in E-Biscom, e una nuova avventura mi vide protagonista.

E’ stato un periodo bellissimo di novità a tutto campo – cambiava persino il millennio! – eravamo in piena New Economy ed io finalmente potevo lavorare in una società dinamica e proiettata al futuro e all’innovazione in cui potevo svolgere il ruolo di producer cioè occuparmi in veste di responsabile di produzione di tutti i canali web. Nessuno e niente avrebbero potuto fermare la mia ambizione e miei sogni, almeno cosi pensavo.

Ma è noto a tutti che le cose vanno come devono andare indipendentemente dai nostri piani. Nel 2000 per una coincidenza simile al film “the sliding doors”, ho incontrato a Roma – dove andavo da Milano per fare una docenza alla Luiss Management – quello che nell’arco di sei mesi sarebbe diventato mio marito!

Non ci siamo frequentati molto in realtà, però qualcosa mi diceva che era l’altra metà della mela!

E anche questa volta ho seguito l’istinto che spesso mi porta a scegliere la soluzione migliore a dispetto delle apparenze o della fredda razionalità che sembrano voler esprimere il contrario.

Ho mollato tutto di nuovo e mi sono trasferita a Roma, poi ho pensato, un altro lavoro arriverà presto, non mi preoccupava o spaventava l’incertezza. Tutti mi mettevano in allerta per la rapidità delle mie decisioni, ma ero certa di aver visto bene il mio futuro ed ero consapevole di aver scelto di seguire il cuore, ma valutando comunque tutte le variabili in maniera molto razionale. Anche in questo caso, il tempo mi ha dato ragione e dopo quasi vent’anni di matrimonio e due meravigliose figlie, posso dire di aver visto giusto!

Lavorativamente in questi quasi vent’anni di Etnoteam, E-TRee, Valueteam, Ntt Data e ora con Digital Entity e il suo Design Network,  le mie responsabilità sono andate crescendo, ma l’entusiasmo e la passione per il mio lavoro sono sempre le stesse e credo che la mia attitudine a cercare sempre il giusto equilibrio fra l’istinto, le emozioni, le passioni e la razionalità, la capacità di valutare le variabili nel tempo, la proattività, siano state le chiavi del mio successo.

Gestire progetti in cui è protagonista il design mi gratifica molto anche perché la persona, l’individuo con le sue caratteristiche e singolarità è sempre il protagonista dei nostri progetti e ci stiamo spingendo sempre più verso un design completamente inclusivo, in grado di abbattere le barriere cognitive, fisiche o culturali che si creano tra le persone contribuendo in questo modo a costruire un a società migliore in cui c’è spazio per tutti! Insonìmma, il design è la mia grande passione.

Potrei fare un mestiere più bello? Io dico di no, inoltre lavorando con grande attenzione ai temi della diversity, il nostro team è composto da ragazzi e ragazze italiani e stranieri, con esperienze e competenze eterogenee e quindi sono quotidianamente contagiata dal loro entusiamo ed energia positiva, restituendo loro l’esperienza e la seniority gestionale.

Amo definirmi votata alla tripla M: Mamma, Moglie, Manager poiché penso che per essere un buon leader, sia importante trasferire l’esempio di chi, nonostante la grande fatica, ha saputo tenere in equilibrio i tre pilastri più importanti della sua vita – lavoro, amore e famiglia – senza mai far prevalere uno sugli altri.

La felicità è un percorso, non una destinazione” come diceva una donna molto più famosa di me, e per raggiungere la felicità serve il coraggio di affrontare i cambiamenti di rotta e le scelte che il destino ti mette di fronte lungo il percorso. Ognuno sceglie cosa vuole essere e dove vuole andare e io l’ho fatto ogni volta…!

elena ciccarelli Written by: