Con Euforia sei fuori dalla confort zone!

233 km e 20.000 metri di dislivello da percorrere tutti d’un fiato con un compagno di avventura: questa è Eufòria.

Siamo ad Andorra, piccolo principato tra Spagna e Francia. Siamo sui Pirenei. Siamo in Paradiso!

E siamo qui per affrontare una gara di Endurance Trail Run tra le più dure al mondo.

A condividere con me questi giorni incredibili è Franco, che sa quanto poco io abbia potuto prepararmi a causa di una brutta distorsione alla caviglia e anche quanto stia ancora male. Sa perfettamente che, questa volta più di tutte le altre, la possibilità del ritiro è dietro l’angolo, anche se gli amici del nostro centro di medicina dello sport hanno fatto il possibile e l’impossibile per consentirmi di arrivare alla linea di partenza.

Per noi è una gara più impegnativa delle altre, questa, anche perché portiamo la maglia NTT DATA, l’azienda per cui lavoro. La montagna è infatti un ottima metafora per raccontare la conquista di un obiettivo e una corsa di questo genere può regalare davvero numerosissimi e importanti spunti di riflessione! E così, anche se in una forma fisica decisamente non adeguata, abbiamo deciso di partecipare, al grido di “salviamo il salvabile!”.

E se è vero che quando si sta bene è tutto più facile, è altrettanto vero che è nel momento della crisi che si riescono a tirare fuori energie, idee, espedienti per andare avanti.  Uscire dalla “zona di comfort” è sempre stato un modo di crescere, un po’ come quando, per rinforzare una caviglia, si deve stare in equilibrio su una tavoletta traballante: propriocezione in quel caso, progresso nell’altro. Non c’è crescita se non ci si mette in gioco.

Eufòria dura oltre 4 giorni. Si parte dal centro di Ordino (Andorra) e si torna ad Ordino 233 km dopo. Si cammina e si corre ininterrottamente. La partenza è sempre emozionante: il fuoco di artificio fa scattare il cronometro e da quel momento il tempo che passa non ha più nulla a che fare con il calendario! Da quell’istante non ci sono più notti e giorni ma km da calpestare e basi vita da raggiungere: solo 4, per la precisione. Una ogni 24 ore circa. Per tutto il resto della gara, si deve essere autosufficienti, soprattutto per il cibo e l’acqua…Non un dettaglio di poco conto!

Quello che i miei occhi vedono è semplicemente sublime. I Pirenei orientali sono incredibilmente belli e vari. Montagne talvolta verdi, talvolta rocciose, talvolta sassose; ci sono quelle con alberi, quelle sinuose, quelle irte ed aspre, quelle con gli altopiani e le creste, quelle coi laghi, quelle con i fiumi, quelle piene di fiori, quelle piene di massi e tante altre ancora! Ogni passo ci dona un’emozione, ogni picco è diverso ed ogni vallata ci stupisce. Un fantastico susseguirsi di visioni di rara bellezza!

Le albe, ormai lo so, sono il momento peggiore di queste competizioni. Non so perché, ma quello è il tempo delle grandi crisi, di testa e di fisico. Il sorgere del sole è il vero nemico da battere, ogni giorno! In particolare, per me, il secondo giorno. Quel giovedì è il giorno della mia più grande crisi di sempre: da un istante all’altro il mio corpo decide di ribellarsi alla fatica letteralmente…spegnendosi. Resto in “standby” per diverse ore, tanto che arrivo a prospettare a Franco il ritiro per KO tecnico.

Ma le Ultra sono tutto questo e molto altro ancora! Avere delle crisi e superarle fa parte del gioco e il modo in cui farlo è creatività! Stare fermi non serve a nulla, nemmeno lamentarsi o fare cose insensate.

Con Franco decidiamo di arrivare alla base vita rallentando moltissimo il passo e cercando di entrare nella modalità di “recupero attivo” piuttosto che in quello di “gara”. Strategia vincente: dopo essere arrivati e dopo una bella doccia, ripartiamo con più energia e determinazione di prima e avendo perso pochissimo del prezioso tempo di gara!

Può succedere che una squadra sia in difficoltà, che uno dei due membri decida che è giunto il momento di ritirarsi: in quel caso, il “superstite” può unirsi ad una squadra e terminare la sua gara. E’ successo alla mia cara amica Barzy: la sua compagna purtroppo non ce la fa più e lei chiede se possiamo accoglierla nel nostro team. Certo, Barzy! Avanti tutta!

E così, l’ultimo giorno diventiamo un team di tre, tendenzialmente allegro e spensierato! Mancano solo 50 km alla fine di questa esperienza.

Il ritmo di marcia, però, non è adeguato a causa dei miei dolori: la caviglia, ogni giorno sempre più gonfia e dolorante, mi impone di rallentare ancora di più, soprattutto in discesa, e il rischio di non riuscire a terminare la gara in tempo è nuovamente tangibile. Ma arriva, provvidenziale, il messaggio di Emilia, la mia compagna: “Accelerate in salita, altrimenti rischiate di non farcela!”. Ecco: grazie Emy! Serve proprio quel messaggio per far scaricare un po’ di adrenalina in corpo ed affrettarci abbastanza da poter conquistare Ordino: quegli ultimi km corriamo ad un ritmo di gara mai avuto prima! C’è un’energia nascosta da qualche parte dentro di noi che aspetta solo di essere utilizzata…e la caviglia può aspettare!

L’arrivo è trionfale: gli ultimi metri li corriamo come se fossimo appena partiti; mano nella mano, arriviamo con un sorriso gigantesco sotto il traguardo, dove Emy ci aspetta in lacrime! Un incredibile pubblico ci applaude e gli altri atleti appena arrivati ci abbracciano. E’ una grande festa. Sudore, dolore, fatica si trasformano in sorrisi, abbracci e applausi. Brividi!

Ecco perchè si chiama “Eufòria”!

Marcello Villani Written by: